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Meuccio Ruini: differenze tra le versioni

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Citazioni di Meuccio Ruini: con sangue celta nelle vene
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==Citazioni di Meuccio Ruini==
==Citazioni di Meuccio Ruini==
*Rimpiccioliscono la figura di [[Thomas Woodrow Wilson|Wilson]] coloro che lo vedono come «l'idealista, lo studioso, il tranquillo e severo universitario che passò difilato al governo della Repubblica», e dimenticano la sua passione politica. Egli pensò giovinetto di diventare capo dello Stato; più che storico e giurista fu in ogni suo scritto uomo politico; e contò esser candidato del suo partito sino dall' elezione di [[William Howard Taft|Taft]]. Delle due carriere politiche aperte nel suo paese rifiutò bensì la più minuta ed immediata di membro del congresso, e non volle passare attraverso la ''routine'' parlamentare e politicante; ma fin da principio scelse la carriera di più difficile elezione, di coloro che si preparano e si mettono in vista, nei tribunali, nelle università, nell'opinione, senza logorarsi, con un'aureola di uomini nuovi; ed attendono che il suffragio universale li porti in cima, dove i presidenti han più potere che i Re.<ref>Da ''[https://archive.org/details/ilpensierodiwils00ruin/mode/1up Il pensiero di Wilson]'', Nicola Zanichelli Editore, Bologna, 1918, p. 5.</ref>
*Rimpiccioliscono la figura di [[Thomas Woodrow Wilson|Wilson]] coloro che lo vedono come «l'idealista, lo studioso, il tranquillo e severo universitario che passò difilato al governo della Repubblica», e dimenticano la sua passione politica. Egli pensò giovinetto di diventare capo dello Stato; più che storico e giurista fu in ogni suo scritto uomo politico; e contò esser candidato del suo partito sino dall' elezione di [[William Howard Taft|Taft]]. Delle due carriere politiche aperte nel suo paese rifiutò bensì la più minuta ed immediata di membro del congresso, e non volle passare attraverso la ''routine'' parlamentare e politicante; ma fin da principio scelse la carriera di più difficile elezione, di coloro che si preparano e si mettono in vista, nei tribunali, nelle università, nell'opinione, senza logorarsi, con un'aureola di uomini nuovi; ed attendono che il suffragio universale li porti in cima, dove i presidenti han più potere che i Re.<ref>Da ''[https://archive.org/details/ilpensierodiwils00ruin/mode/1up Il pensiero di Wilson]'', Nicola Zanichelli Editore, Bologna, 1918, p. 5.</ref>

*Con sangue celta nelle vene – come il gallese Lloyd George ed il vandeano Clemenceau – Wilson ereditò dai suoi avi un alto patrimonio di valori morali. Dal nonno suo presbiteriano<ref>Nel testo "prebisteriano".</ref>, emigrato dall'Ulster, tipografo, giornalista e poi giudice; dal padre pastore; dalla madre che era pur essa figlia di un pastore e sorella di un pastore. Fu quest'ultimo darwiniano e modernista, che invitato dai superiori a ritrarsi, rispose: «Voi mi chiedete una menzogna in luogo di una convinzione sincera. Signori, non meritate più la confidenza d'un uomo onesto. Addio». E se ne andò. Il presidente ne ebbe, come nome di battesimo, il cognome; e qualcosa passò nel suo petto di quel ferreo animo scozzese.<ref>Da ''Il pensiero di Wilson'', cit., pp. 6-7.</ref>


*Le idee di Wilson sono fuori delle due mentalità, largamente diffuse nel mondo, allor che la guerra<ref>La [[prima guerra mondiale]].</ref> è scoppiata; il materialismo economico e la {{sic|rettorica}} nazionalista. Sembrano come un suono di campane lontane. Roba vecchia, che ricorda il linguaggio di una vecchia democrazia ormai derisa. E sembrano insieme troppo giovani: musica dell'avvenire.<br>Chi quegli accenti balbettò fin dall' inizio del conflitto e della strage, è grato a Wilson di avere, con la sua grande statura, vinta la derisione. Al di sopra delle sante rivendicazioni nazionali di ogni paese in guerra, si è ormai affermata quella che [[Vittorio Emanuele Orlando|Orlando]] chiamò «coscienza dell'Internazionale di guerra formulata da Wilson con parole nuove come un nuovo Vangelo».<ref>Da ''Il pensiero di Wilson'', cit., p. 84.</ref>
*Le idee di Wilson sono fuori delle due mentalità, largamente diffuse nel mondo, allor che la guerra<ref>La [[prima guerra mondiale]].</ref> è scoppiata; il materialismo economico e la {{sic|rettorica}} nazionalista. Sembrano come un suono di campane lontane. Roba vecchia, che ricorda il linguaggio di una vecchia democrazia ormai derisa. E sembrano insieme troppo giovani: musica dell'avvenire.<br>Chi quegli accenti balbettò fin dall' inizio del conflitto e della strage, è grato a Wilson di avere, con la sua grande statura, vinta la derisione. Al di sopra delle sante rivendicazioni nazionali di ogni paese in guerra, si è ormai affermata quella che [[Vittorio Emanuele Orlando|Orlando]] chiamò «coscienza dell'Internazionale di guerra formulata da Wilson con parole nuove come un nuovo Vangelo».<ref>Da ''Il pensiero di Wilson'', cit., p. 84.</ref>

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Meuccio Ruini (1945)

Meuccio Ruini, diminutivo di Bartolomeo (1877 – 1970), politico italiano.

Citazioni di Meuccio Ruini

  • Rimpiccioliscono la figura di Wilson coloro che lo vedono come «l'idealista, lo studioso, il tranquillo e severo universitario che passò difilato al governo della Repubblica», e dimenticano la sua passione politica. Egli pensò giovinetto di diventare capo dello Stato; più che storico e giurista fu in ogni suo scritto uomo politico; e contò esser candidato del suo partito sino dall' elezione di Taft. Delle due carriere politiche aperte nel suo paese rifiutò bensì la più minuta ed immediata di membro del congresso, e non volle passare attraverso la routine parlamentare e politicante; ma fin da principio scelse la carriera di più difficile elezione, di coloro che si preparano e si mettono in vista, nei tribunali, nelle università, nell'opinione, senza logorarsi, con un'aureola di uomini nuovi; ed attendono che il suffragio universale li porti in cima, dove i presidenti han più potere che i Re.[1]
  • Con sangue celta nelle vene – come il gallese Lloyd George ed il vandeano Clemenceau – Wilson ereditò dai suoi avi un alto patrimonio di valori morali. Dal nonno suo presbiteriano[2], emigrato dall'Ulster, tipografo, giornalista e poi giudice; dal padre pastore; dalla madre che era pur essa figlia di un pastore e sorella di un pastore. Fu quest'ultimo darwiniano e modernista, che invitato dai superiori a ritrarsi, rispose: «Voi mi chiedete una menzogna in luogo di una convinzione sincera. Signori, non meritate più la confidenza d'un uomo onesto. Addio». E se ne andò. Il presidente ne ebbe, come nome di battesimo, il cognome; e qualcosa passò nel suo petto di quel ferreo animo scozzese.[3]
  • Le idee di Wilson sono fuori delle due mentalità, largamente diffuse nel mondo, allor che la guerra[4] è scoppiata; il materialismo economico e la rettorica nazionalista. Sembrano come un suono di campane lontane. Roba vecchia, che ricorda il linguaggio di una vecchia democrazia ormai derisa. E sembrano insieme troppo giovani: musica dell'avvenire.
    Chi quegli accenti balbettò fin dall' inizio del conflitto e della strage, è grato a Wilson di avere, con la sua grande statura, vinta la derisione. Al di sopra delle sante rivendicazioni nazionali di ogni paese in guerra, si è ormai affermata quella che Orlando chiamò «coscienza dell'Internazionale di guerra formulata da Wilson con parole nuove come un nuovo Vangelo».[5]

Note

  1. Da Il pensiero di Wilson, Nicola Zanichelli Editore, Bologna, 1918, p. 5.
  2. Nel testo "prebisteriano".
  3. Da Il pensiero di Wilson, cit., pp. 6-7.
  4. La prima guerra mondiale.
  5. Da Il pensiero di Wilson, cit., p. 84.

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